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12 Giu 2009 - 11:05:18
Disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche: di Danilo Di Stefano, presidente dell'associazione Sicurezzademocratica
A CHI SERVE MODIFICARE LE NORME SULLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE? Le forze dell’ordine saranno penalizzate dal ritorno a norme di diritto procedurale penale lontane dalla realtà dei fenomeni criminali. E’ necessario che ognuno faccia sentire la propria voce manifestando apertamente il proprio dissenso.
Ieri, con voto segreto, alla camera dei deputati è stato approvato il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche con 318 sì e 224 no: favorevoli, grazie al voto segreto, anche 21 deputati dell’opposizione. La prossima settimana è previsto il definitivo parere favorevole al senato.
E’ evidente che questa maggioranza di governo, che ha opportunamente rimandato la votazione sulle intercettazioni a dopo le consultazioni elettorali, voglia ridimensionare il ruolo dei pubblici ministeri e di certa stampa per far pagare loro la tendenza di qualcuno ad esporre alla gogna mediatica, prima ancora che vi sia stata la sentenza di un giudice, il politico di turno rimasto invischiato nella rete delle indagini preliminari.Ma, se tale malcelata voglia dei politici di limitare il potere dei magistrati inquirenti e dei media, troppo disinvolti durante la fase delle indagini preliminari, potrebbe essere unanimemente condivisa in ossequio al principio per cui la nostra civiltà giuridica vuole che si sia considerati colpevoli dopo che le sentenze sono passate in giudicato, così come vuole che sia tutelata la privacy delle persone, non si può condividere che lo si faccia limitando i poteri d’indagine della magistratura e della polizia giudiziaria.Se è vero che, oggi, è difficile gestire la segretezza dei risultati delle indagini prima che gli atti siano conosciuti dagli stessi indagati i quali, spesso, sanno del loro ruolo dalla stampa prima ancora che gli sia stata notificata l’informazione di garanzia, è altrettanto vero che se si può pensare alla modifica delle norme sulla responsabilità di pubblici ministeri e polizia giudiziaria che lasciano trapelare notizie coperte dal segreto istruttorio, non si capisce la ragione per la quale si debba ritenere necessaria la sussistenza di “evidenti indizi di colpevolezza” per procedere ad intercettazioni telefoniche piuttosto che gli attuali “gravi indizi di reato”, o che non si possano utilizzare le c.d. cimici nelle intercettazioni ambientali, a meno che non si tratti di luoghi dove si sta compiendo l’attività criminosa.Se chi indaga sapesse già che in un certo luogo si sta compiendo l’attività criminosa, molto probabilmente sarebbe anche inutile procedere ad intercettazioni telefoniche, potendo procedere ad irruzioni nel luogo medesimo ed all’arresto di chi sta compiendo il reato.Così come appare del tutto ingiustificata la volontà di limitare il periodo di esecuzione delle operazioni di intercettazione: evidentemente questo governo pensa che, dal momento in cui le operazioni di intercettazione possono essere autorizzate solo quando la polizia giudiziaria sa che il reato si sta compiendo, non è necessario prevedere lunghi periodi di intercettazione.Il problema è che, spesso, i luoghi dove si commetteranno i reati sono individuati mediante le intercettazioni disposte con il principio dei “gravi indizi di reato”, per cui risulta difficile capire come si chiude il ragionamento di questo governo.Una soluzione potrebbe essere quella di estendere a tutti i reati la possibilità di eseguire le c.d. “intercettazioni preventive”, però non sembra che vi siano modifiche in tal senso.Ma forse le menti di questi provvedimenti di legge non hanno avuto modo di approfondire, o non hanno voluto approfondire, quello che dicevano sull’argomento magistrati come Falcone e Borsellino – alle cui commemorazioni della morte, invece, non mancano mai - e quello che dicono, quasi in coro, tutti i procuratori capo della Repubblica d’Italia ed il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso: gente, quest’ultima, che di indagini qualcosa capisce e che, da tempo, lancia l’allarme sul rischio di paralisi dell’attività investigativa qualora fosse promulgato questo disegno di legge.E allora, di fronte a questa, ormai, quasi certezza di modifica delle norme sulle intercettazioni telefoniche, è necessario far sentire la voce di chi non è d’accordo perché, prima di tutto, viene la sicurezza del paese e della gente onesta. E se i politici hanno paura che venga violata la loro privacy telefonica, basterà che non stringano amicizia con mafiosi o camorristi o ‘ndranghetisti, basterà che non mettano nelle liste di partito soggetti condannati, basterà che non cerchino il voto di scambio, basterà che non facciano infiltrare le pubbliche amministrazioni da soggetti associati per delinquere, basterà che non falsifichino i bilanci, basterà che non commettano reati contro la pubblica amministrazione, basterà che lavorino per l’interesse del paese, e non avranno problemi.E tra quelli che hanno l’obbligo di far sentire la loro voce, nessuno deve sentirsi escluso.Per questo, oggi, rivolgo l’invito a tutti gli amici a parlare di questo tema nei luoghi di lavoro, in famiglia, al bar, a manifestare la propria solidarietà a chi, forze dell’ordine e magistrati, sono maggiormente impegnati nelle attività di contrasto del crimine comune, di stampo mafioso o terroristico.Per queste ragioni, rivolgo a tutti coloro che condividono la necessità di manifestare il proprio dissenso nei confronti di questo provvedimento di legge a divulgare questa lettera ad amici, conoscenti, partiti politici, enti ed associazioni perché, nell’ora in cui è richiesto dalla storia di assumersi le proprie responsabilità, non è possibile delegarne ad altri l’onere. E questo è proprio uno di quei momenti in cui una legge può segnare la storia di un paese, come, molti anni fa, per altri versi la segnò la famosa “legge truffa”.Certo, si può, legittimamente, non essere d’accordo con questo modo di vedere le cose o pensare che, tanto, è inutile lamentarsi perché non cambierà nulla; così, come, si può essere legittimamente d’accordo con la filosofia di questo disegno di legge.Ma tra il rimanere inerti e subire ogni imposizione ed il partecipare alla vita politica del paese, corre quella sottile linea che fa la differenza tra un cittadino che partecipa alla vicende della storia ed una persona che vive per pensare solo a se stessa.  
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