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21 Feb 2009 - 10:32:02
DECRETO SICUREZZA: di Danilo Di Stefano, presidente dell'associazione Sicurezzademocratica
SICUREZZA: IL COINVOLGIMENTO DEI CITTADINI NEL CONTROLLO DEL TERRITORIO DEVE ESSERE AFFIDATO ALLA RESPONSABILITA’ DELLE FORZE DELL’ORDINE.
In tema di coinvolgimento dei cittadini nell’attività di controllo del territorio, ritengo sia necessario che l’impiego e la gestione dei compiti siano affidati alle forze dell’ordine dello Stato (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza) e non alla responsabilità dei sindaci (anche se con il controllo dei prefetti e del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica) che non hanno specifiche competenze nell’attività di polizia giudiziaria in generale e di controllo del territorio in particolare. Penso che l’idea di responsabilizzare i cittadini rendendoli partecipi del sistema sicurezza, di per sé non rappresenta alcun pericolo per la democrazia considerato che, ai sensi dell’art. 383 codice di procedura penale, anche il privato cittadino può procedere all’arresto in flagranza di reato quando si tratta di delitti per i quali è prevista la procedibilità d’ufficio e l’arresto obbligatorio da parte della polizia giudiziaria. Tuttavia. il pericolo può sorgere quando, chi non ha le dovute conoscenze di diritto penale o processuale penale o delle norme di pubblica sicurezza o delle leggi penali speciali, si sente destinatario di compiti e funzioni che non si possono conoscere per decreto. Il coinvolgimento dei cittadini nell’attività di controllo del territorio dovrebbe essere una cosa naturale non solo nei momenti di maggiore allarme sociale, essendo un diritto-dovere connaturato al senso civico ed ai valori costituzionali dello Stato che ognuno dovrebbe sempre avere, segnalando alle forze dell’ordine ogni situazione di criticità di cui dovesse venire a conoscenza: anche intervenendo prima dell’arrivo delle forze dell’ordine per impedire che accadano fatti gravi come le aggressioni alle donne. E questo modo di vivere il sistema sicurezza sarebbe in linea con i modelli teorizzati di polizia di quartiere e polizia di prossimità, che vedono cittadini e forze dell'ordine attori di un medesimo disegno finalizzato alla tutela dell'ordine pubblico. Quando, però, da parte del governo, si pensa ad un impiego attivo di chi non ha specifiche competenze, si dovrebbe pensare anche alla necessità di fornire un minimo di formazione a coloro i quali dovessero rendersi disponibili ad affiancare il lavoro delle forze dell’ordine al fine di evitare alle forze dell’ordine stesse di avere un altro problema da gestire. Bene, quindi, sotto questo aspetto, l’idea di rivolgere l’invito alla partecipazione alla “vigilanza attiva” ad ex appartenenti alle forze di polizia, estendibile, a mio avviso, anche a chi ha prestato servizio nelle varie armi. Meno bene quando si pensa all’impiego di volontari abituati a gestire altri tipi di situazioni. In questa ottica, dunque, si potrebbero prevedere figure professionalizzate mediante la frequenza di corsi "ad hoc" sul modello degli "stewards" impiegati negli stadi, i quali potrebbero assumere il ruolo di "ausiliari" delle forze dell'ordine.
Penso, altresì, che l’impiego dei cittadini volontari nell’attività di controllo del territorio, delle periferie in particolare - come l'impiego degli stewards negli stadi - sia una strategia che possa dare i suoi frutti migliori solo e soltanto se affidata al controllo ed alla gestione di chi, come gli uomini delle forze dell’ordine dello Stato, non rispondono a logiche di carattere politico. Bene, in ultimo, la previsione di aumentare di 2.500 unità gli organici delle forze dell'ordine. A fronte dell'aumento di taluni reati commessi con violenza ed efferetezza nei confronti delle vittime, ritengo sia necessario perseguire strategie che tendano al coinvolgimento di tutti gli attori del sociale al fine di creare una rete senza falle nel sistema sicurezza che sia in grado di garantire un capillare controllo del territorio. Rete che dovrà necessariamente essere coordinata da chi ha la responsabilità politica dell'ordine e della sicurezza pubblica dello Stato; ma la cui gestione, da un punto di vista attuativo, non potrà che essere affidata ai soggetti istituzionali che hanno le capacità professionali e le competenze giuridiche da un punto di vista tecnico-operativo, come le forze dell'ordine. Il coinvolgimento dei sindaci, temo, rschierà di portare in gioco elementi di divisione basati sulle diverse appartenenze politiche che nulla hanno a che vedere con la difesa dei diritti dei cittadini e la necessità di garantire l'ordine e la sicurezza pubblica.-
 
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